Un’opportunità di purificazione

Con il Motu proprio “Vos estis lux mundi” papa Francesco ricorda ancora una volta che “i crimini di abuso sessuale offendono Nostro Signore, causano danni fisici, psicologici e spirituali alle vittime e ledono la comunità dei fedeli». Il documento, diffuso il 9 maggio, rappresenta un ulteriore frutto dell’impegno della Chiesa contro gli abusi.

In una società che ammette e giustifica molte – se non tutte – le perversioni sessuali, potrebbe sembrare sorprendente che la pedofilia sia rimasta – fortunatamente – un tabù. Alcuni specialisti attribuiscono proprio a questa estrema tolleranza l’esigenza di conservare, nelle società occidentali del no-limits, almeno un limite. Si è diffusa così una reazione di panico morale che ha colpito soprattutto gli scandali nella Chiesa, chiedendole, come ha detto papa Francesco nel summit del febbraio scorso, di “trasformare questo male in un’opportunità di consapevolezza e di purificazione”, anche se, come è noto, gli abusi sui bambini si compiono –purtroppo- anche e principalmente in famiglia, negli ambienti sportivi, in quelli educativi.

Al nostro tempo, la predilezione degli adulti per i bambini (non uno/a in particolare ma il desiderio dei più piccoli in quanto tali come oggetti sessuali atipici) è un disturbo grave della personalità, non una scelta o un’abitudine indotta dai costumi culturali, come la pederastia nella Grecia o nella Roma antiche. IL DSM-5 (Manuale diagnostico dei disturbi mentali) la definisce un disagio clinicamente significativo. La grande maggioranza dei pedofili, specie tra i sacerdoti, infatti, presenta una patologia, non sceglie razionalmente una libertà sessuale senza freni, frutto di una rivoluzione dei costumi come quella avvenuta nel 1968. Il potere e il clericalismo, piuttosto, la favoriscono. Come ha spiegato papa Francesco “E’ difficile (…) comprendere il fenomeno degli abusi sessuali sui minori senza la considerazione del potere, in quanto essi sono sempre la conseguenza dell’abuso di potere, lo sfruttamento di una posizione di inferiorità dell’indifeso abusato che permette la manipolazione della sua coscienza e della sua fragilità psicologica e fisica”.

Il pensiero va anzitutto a ciò che significa per le vittime, segnate per sempre dall’abuso nel loro sviluppo e nella fiducia verso chi dovrebbe amarli e proteggerli. Va, poi, al perché di un bisogno  di emozioni e contatto impropri da parte dei pedofili, che prende il posto dell’amicizia fraterna o della cura paterna/materna. L’amore per l’altro da sé viene sostituito dal desiderio erotico; come se nella loro vita cristiana non fosse avvenuto il passaggio dall’eros come desiderio all’amore come agape. Bisogno imperioso e abitudine al potere invece di protezione, cura, benevolenza.

Un tema così grave, pesante e impegnativo, fa tremare e richiede una riflessione e un confronto senza censure tra uomini e donne di chiesa. Invece del silenzio c’è un dialogo da aprire e coltivare. Una maggiore presenza delle donne non potrebbe aiutare?

Milena Santerini