Se i funerali li celebra una donna

La notizia rimbalza dal quotidiano altoatesino “Dolomiten” all’”Avvenire”, ed esce giusto l’8 marzo.

Protagonista, una donna di mezza età, sposata e madre di due figli: Christine Leiter, che appare in foto sobria, taglio corto sale e pepe, grandi occhiali, al microfono di un ambone. Scenario: Sesto Pusteria, un frammento di Paradiso, per chi ama le Dolomiti. E il Paradiso ha il suo perché, visto che Christine sta presiedendo la liturgia della Parola per due anziane di cui si celebrano in paese le esequie, in assenza del parroco, impegnato fuori sede. Ovviamente la celebrazione dell’Eucaristia non fa parte della cerimonia funebre in questo momento, che però preserva intera la solennità con cui nelle piccole comunità si onora chi si congeda, compresa la presenza del coro e della banda, che accompagnano le famiglie nell’ultimo saluto.

Leiter – che già presiede l’unità pastorale dell’Alta Val Pusteria fatta di 13 parrocchie, in cui numerosi laici e laiche affiancano concretamente i sacerdoti – è una dei dodici (sei uomini e sei donne) scelti dall’arcidiocesi di Bolzano-Bressanone per un percorso formativo approfondito, che si innesta su quello di diploma allo Studio Teologico di Bressanone che in venticinque stanno completando: hanno seguito il corso di guida delle celebrazioni della Parola, e insieme ai loro parroci hanno messo a fuoco le competenze pastorali, bibliche e liturgiche necessarie a costruirle coerentemente. In più, hanno affinato le sensibilità psicologiche e relazionali che connettono il sacro con il vissuto, così esposto e così vulnerabile, sia per gli individui che per la comunità tutta, ma anche così intenso e disposto alla ricerca di senso, in momenti tanto simbolici e partecipati per le comunità.

Christine avrebbe fatto volentieri a meno della risonanza che le si è creata attorno: nelle comunità cattoliche d’oltralpe infatti non si tratterebbe di un evento eccezionale; se lo è in Italia, c’è da augurarsi che in breve smetta di esserlo: perché davvero il profilo femminile di un laico maturo e adeguatamente formato può dire moltissimo, nelle celebrazioni e nel contatto personale, in circostanze in cui la Parola chiede di essere annunciata con tutta la sensibilità e la potenza di chi – come le donne – vive fino in fondo e in prima persona l’esperienza dell’accompagnare persone care attraverso la malattia, al tramonto, facendo fronte agli interrogativi e alle fatiche che i familiari affrontano, accanto a chi piano si spegne o a chi viene a mancare all’improvviso. E dire la fede avendo nell’anima ciò che la Parola vi ha sedimentato – per esempio in relazione a malati oncologici e alle loro problematiche, come nel caso di Christine Leiter che fa parte di un’associazione che se ne occupa – non può che essere la messa a frutto di un talento più che mai prezioso per la comunità ecclesiale.

Vale la pena di considerare quello della diocesi di Bolzano-Bressanone  un percorso tra i molti possibili, e decisamente convincente: indica quanta energia di laiche e laici credenti – e preparati – attende solo di essere riconosciuta, valorizzata, investita in modo profetico, nella pastorale ordinaria di una Chiesa autenticamente fraterna e consapevole del proprio presente.

Paola Pessina