Primavera porta vento

Eppure, i cittadini eleggono loro. Donne, contro ogni previsione, fuori dal clima culturale dominante.

I media ci rimbalzano l’immagine di una donna Presidente in Slovacchia: la prima tra i Paesi  dell’alleanza di Visegrad (Slovacchia, Polonia, Ungheria e Rep. Ceca) che non paiono particolarmente orientati  a far spazio alle donne al potere, e alle donne in generale. Lei, Zuzana Caputova,  46 anni, divorziata, due figlie, avvocato, ha raccolto la fiducia del 58% degli elettori. Eppure professa idee che sembra non vadano per la maggiore dalle sue parti, e neanche nel resto di Europa, al momento; lo fa impegnandosi esplicitamente in un cambiamento di segno opposto al cattivismo, “in nome di una democrazia  dove domineranno  gentilezza e correttezza nel confronto politico in nome di ogni vero valore cristiano, anche verso gli Lgbt e i migranti” – “ Io mi batto per la gente stanca delle ingiustizie, per i cittadini coraggiosi decisi a dire basta a ogni strapotere e a ogni abuso, scesi in piazza in una mobilitazione senza precedenti contro l´orribile assassinio del giornalista Jan Kuciak e della sua fidanzata. Io sono qui per tentare di incarnare il cambiamento, l´alternativa, per aiutare i cittadini a costruire una Slovacchia dignitosa, uno Stato di diritto, una democrazia“.  Sorride, Zuzana, nonostante viva sotto scorta.

La sua credibilità, la sua popolarità le vengono da decenni di lotta serrata e concreta – e di successo – per tutelare il suo territorio da discariche inquinanti; e non ha dubbi che su questo fronte non siano le ideologie a guidare la rotta, ma il saper ascoltare e stare con chiarezza e sincerità dalla parte dei cittadini e dell’ambiente, chiedendo responsabilità a chi governa, a chi produce, a chi abita. Adesso. Senza sconti.

Come lei, qualche mese fa, Katharina Schulze, 33 anni, è diventata in Baviera la leader dei Verdi , bussando a 10.000 porte in campagna elettorale,con un sorriso: “Per me sono molto importanti la tolleranza, il pluralismo e, ovviamente, la difesa dell’ambiente: è su queste cose che faccio politica. Il mio motto è che non si rende il mondo un posto migliore con le lamentele, ma con le azioni” e anche “La vita è troppo breve per fare i musi lunghi. Ci sono un sacco di persone che ogni giorno vogliono migliorare le cose. Io miro a costruire ponti, invece di tirare su muri, e a dare forma al futuro insieme con gli altri»”.

È  già una star Alexandria Ocasio Cortez, neanche 30 anni, la più giovane eletta al Congresso USA. Fanno discutere le sue tesi su ambiente e crescita demografica, ma anche per lei l’economia verde-blu è un orizzonte prioritario.

E poi Jacinda Ardern, 39 anni, primo ministro in Nuova Zelanda, ferma e inequivocabile nel gestire con empatia e lucidità l’ondata emotiva dell’attentato anti-islamico che a Christchurch ha tentato di far detonare l’odio suprematista, mietendo 41 vittime: e glielo ha impedito.

E ancora, a Chicago è eletta sindaco Lori Lightfoot, 56 anni, ex procuratrice federale, afroamericana e gay, che ha indicato come urgenti  la lotta alla corruzione e agli abusi da parte delle forze dell’ordine.

Donne. Spesso giovani. Sensibili ai destini di tutti, sull’unico pianeta che ci tiene vivi. Che si oppongono a logiche di forza e di sfida. Capaci di empatia e fiduciose nella parte positiva dell’essere umani. Inclusive e determinate.

Coincidenze? Fenomeni mediatici transitori? Frutto di manipolazioni delle pubbliche opinioni?

Siamo abbastanza navigate da sapere quanto durano le fioriture della primavera. Ma anche abbastanza vissute da conoscere la forza del vento che nel momento della fioritura rende fecondi quei fiori i cui petali potranno cadere un istante dopo, ma incubando frutti. Se la stagione sarà buona, se pioverà il giusto, i frutti matureranno. Per tutti.

Il vento soffia dove vuole. E nel mondo ora tra gli altri venti di minaccia – ben forti e ben freddi – ne soffia uno diverso, nel quale si può invitare a sperare.

Paola Pessina