Il mondo salvato dalle ragazzine

Le giovani donne che riempiono le piazze in questi giorni hanno molto in comune. Protestano perché il cambiamento climatico toglie loro il futuro, chiedono rispetto per le donne, vogliono un mondo globale diverso e non solo un pezzetto di terra differente. Insomma, sognano in grande e fanno una politica concreta e insieme visionaria. Non avanzano pretese corporative e non esprimono rabbia per le disuguaglianze economiche ma affermano l’idea  che il mondo (dove finora non hanno avuto parola) vada cambiato. Partono però da un punto di vista personale, spesso da un’ingiustizia o da un limite.

Malala Yousafzai a 15 anni è stata ferita gravemente in Pakistan da estremisti solo perché voleva studiare. Esiliata perché in pericolo, continua la sua battaglia per il diritto alla scuola di tutte le sue compagne. Greta,  di  16 anni, dopo la sua protesta solitaria davanti al Parlamento svedese, ha mosso milioni di ragazzi in tutto il mondo per chiedere interventi concreti – e subito – contro il riscaldamento del pianeta. Della sua sindrome di Asperger dice: “è un dono, mi permette di vedere il mondo in bianco e nero”. Nadia Murad, premio Nobel per la pace, a 21 anni è stata rapita dall’Isis e tenuta per mesi come schiava sessuale. Vista da vicino, è un’esile ragazza che non nasconde la sua malinconia e ha commosso molti sulla sorte dei dimenticati Yazidi. Queste ragazze stanno facendo una nuova politica.

Milena Santerini