I colori delle donne nepalesi

Nascere femmina in Nepal nel XXI secolo è ancora una sventura. Per la famiglia e per la bambina che domani si sposerà, dovrà consegnare una dote in denaro alla famiglia del marito, trasferirsi a casa sua con i suoceri, mettere al mondo figli maschi (pena altri soprusi) ed essere al servizio di tutti e della casa. La ragazza in molti casi non avrà un documento di identità e da sposata potrà ottenerlo solo su concessione del marito. Senza questa certificazione non potrà andare a scuola, né votare, né lavorare, né uscire dal Paese. Un quadretto non esattamente bucolico.

L’analfabetismo, la sottomissione e la negazione dei diritti fondamentali sono il preludio di violenze, maltrattamenti fisici e psicologici, reclusione e isolamento nei giorni del ciclo mestruale, limitazione nella gestione delle risorse economiche e della libertà di movimento, difficoltà nel trovare un impiego. Una deprivazione totale che azzera la dignità e che rappresenta la principale causa dei suicidi delle donne nepalesi in età riproduttiva.

Non stupisce allora che ragazzine e donne adulte fuggano e abbandonino anche i figli per sposarsi una seconda volta, magari passando da un uomo violento e sempre ubriaco all’altro, nell’unica speranza di non essere reiette e di ritrovare l’unico posto adatto a loro nella società: quello di moglie sottomessa che genera e serve. E in questo triste scenario chi denuncia è solo il 7% delle vittime, mentre il 75% non cerca nemmeno aiuto.

Sangita, Jitkala, Tulsa, Kamala, Ombrita, Binda, Maya, Priankha, tutti nomi di donne che hanno un volto, una voce, uno sguardo mai veramente capiti e ascoltati. Ognuna di loro ha il diritto di ricominciare a vivere e di risplendere con i mille colori che indossa a dispetto del nero della disperazione. Giallo limone, rosso porpora, verde smeraldo, turchese, viola, arancione, fucsia sono le tinte del Nepal che colorano i paesaggi, impreziosiscono i doni agli dei, ravvivano gli abiti e ogni tipo di suppellettile. Sono i vivacissimi colori della resilienza che è, ancora e sempre, vita e speranza.

Emanuela Gazzotti