Donne ed estremismo violento

Ci sono tante donne che nel mondo lavorano per la pace in modo inusuale. Una è Mossarat Qadeem, pakistana, che insegna Scienze politiche all’Università e ha fondato il progetto PAIMAN, un’organizzazione che opera per prevenire e contrastare l’estremismo violento in Pakistan. Ho conosciuto Mossarat, decisa e competente, con un velo leggero a fiori che le copre appena i capelli e il suo costume tradizionale. Mossarat sa bene che nel suo paese gli estremisti reprimono le donne in tanti modi, ideologicamente o con la violenza, impedendo loro di essere libere o studiare. Ma si rifiuta di vederle solo come vittime. E’ convinta che in ogni caso le donne siano persone e non solo oggetti della propaganda o della forza maschile. Sa che le narrazioni talebane sono potenti, emozionali e patriottiche: per questo possono coinvolgere le donne, soprattutto come madri, figlie, mogli o sorelle degli attivisti. Così, tante pakistane sostengono gli estremisti e danno loro aiuto in modo attivo. Molte sono state convinte da altre donne che girano per i villaggi per farle unire al movimento.

L’immagine occidentale di questo mondo è, come purtroppo spesso accade, semplificata.  Mossarat ci racconta un’altra storia, quella di donne che sentono il dovere di contribuire alla guerra contro il nemico dell’Islam e invasore della loro terra. La normalizzazione della violenza e la de-sensibilizzazione verso gli atti di estremismo, unita alla povertà e all’oppressione, alla mancanza di conoscenza del Corano e dell’Islam, sono state alcune delle possibili spiegazioni al loro prendere parte a gruppi estremisti violenti.  Questa situazione ci ha fatto capire – dice Mossarat – che la disposizione naturale delle donne non è necessariamente verso la pace, solo per il fatto che sono donne. E sostiene che “l’impatto dell’estremismo violento è stato immenso. La mobilità, l’accesso all’istruzione e alle strutture sanitarie, l’abilità a prendersi cura delle loro famiglie sono state gravemente colpite. In quasi tutte le aree colpite, le donne vengono traumatizzate mentalmente e psicologicamente. Ognuna ha subito una diversa forma di violenza”.

Ma non sarà vedendole solo come vittime che potremo contrastare il fascino dell’estremismo. Difendere i diritti delle donne significa affermare anche il loro diritto ad essere coinvolte come persone che decidono e non solo assistite come vittime. Senza questo nuovo e realistico sguardo non ci sarà pace e inclusione sociale nelle aree del mondo ancora sconvolte dalla violenza.

Milena Santerini