Donne dell’annuncio

Nel Vangelo di Giovanni al capitolo 20 Gesù Risorto appare a una donna che piange sul suo sepolcro: “Donna, perché piangi? Chi cerchi?”. Ella, pensando che fosse il custode del giardino, gli dice: “Signore, se l’hai portato via tu, dimmi dove l’hai posto e io andrò a prenderlo”. La chiama per nome: “Maria!”. Ella si volta e gli dice in ebraico: “Rabbunì!” – che significa: “Maestro!”.  Nel tentativo di trattenerlo Gesù però le affida un compito importante: “va’ dai miei fratelli e di’ loro: “Salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro””. Maria di Màgdala quindi va ad annunciare ai discepoli: “Ho visto il Signore!” e ciò che le ha detto.

Cappella degli Scrovegni – Giotto

Una missione cruciale quella affidata a questa donna che spesso viene identificata come quella alla quale Gesù aveva scacciato sette demoni. Potremmo dire una sorta di convertita alla quale il Risorto intenzionalmente da un compito specifico.

Non è un caso infatti che Gesù abbia scelto di apparire prima a delle donne e di chiedere a loro di portare il messaggio agli apostoli.

Tuttavia, dopo questo avvenimento così fondante e nevralgico per la fede cristiana, ci si potrebbe chiedere: “quanto le donne sono state coinvolte nell’annuncio del Risorto, nella storia della Chiesa?” Sin dall’inizio questa chiamata all’annuncio è stata accompagnata dall’incomprensione: andò ad annunciarlo a quanti erano stati con lui ed erano in lutto e in pianto. Ma essi, udito che era vivo e che era stato visto da lei, non credettero, riporta il Vangelo di Marco. La fatica di essere creduta non deve essere stata facile. E dopo di allora l’aver in qualche modo estromesso le donne da questo compito “istituzionale” dell’annuncio del Risorto non potrebbe forse essere un peccato di omissione? Che impedisce forse alla Chiesa di esprimersi nella sua interezza?

Potrebbe quindi essere significativo riscoprire nella sua originalità questo mandato, fuori da ogni rivendicazione, piuttosto studiarlo a fondo per comprenderlo nell’ottica di quella vera corresponsabilità che permetterebbe alla Chiesa di procedere speditamente nell’evangelizzazione. Forse solo così “sperimenteremo la gioia missionaria di condividere la vita con il popolo fedele a Dio cercando di accendere il fuoco nel cuore del mondo” come indica papa Francesco nell’Evangelii gaudium.

Gloria Mari