Donne del Mediterraneo

Un Mediterraneo di morte, ma anche di vita. Vale la pena di combattere la contesa di questi mesi sugli sbarchi e sui soccorsi, e molte donne lo stanno facendo. Vale la pena perché è in gioco il senso dell’umano, il rispetto per noi stessi, uno sguardo buono sugli altri, i valori dell’Europa. Contro, c’è il sospetto, la chiusura, il cinismo mascherato da scelte politiche.

La vignetta di Makkox dedicata alla vicenda della pagella del ragazzo migrante morto durante il naufragio del barcone su cui cercava di raggiungere le coste italiane

Tra le donne che non accettano di girarsi dall’altra parte c’è Carola Rackete, giovane tedesca. Non un’eroina, ma semplicemente una donna determinata a mettere al primo posto la sicurezza dei profughi salvati dal mare e affidati alla sua responsabilità di comandante della Sea Watch. C’è poi Alessandra Vella, GIP di Agrigento, che non ha convalidato il suo arresto, confermando che ha seguito le norme del diritto di navigazione che impongono di dare soccorso a chi è in pericolo di vita e portarlo in un porto sicuro. La Libia non lo è, l’Italia sì, o almeno dovrebbe esserlo. Minacciata e insultata, la giudice ha risposto di aver fatto quanto riteneva giusto. Voglio citare anche un’altra grande donna del Mediterraneo, Cristina Cattaneo, medico, anatomopatologa dell’Università di Milano che sta dedicando il suo lavoro all’identificazione dei morti in mare durante le traversate degli ultimi anni perché cercavano un futuro migliore. Cristina ha unito le forze buone dei ricercatori, della Marina, della Polizia, delle Prefetture in questo immane compito. Sta cercando di rintracciare i parenti per dare un nome alle vittime. Insieme, ci siamo battute perché il barcone del naufragio del 2015 dove morirono più di 800 persone, diventi un monito per tutti noi, mentre c’è chi vuole chiudere per sempre la tomba del Mediterraneo.

Oggi, il barcone è esposto alla Biennale di Venezia. La vignetta del ragazzo del Mali di circa 15 anni il cui corpo è stato ritrovato nel barcone con una pagella cucita addosso ha commosso l’Italia.  La storia continua: in Libia decine di migliaia di persone soffrono violenze di ogni tipo e cercheranno a tutti i costi di partire. Speriamo incontrino tante donne come loro.

Milena Santerini