Cina, le formichine e la farfalla

Al rinnovato interesse per l’universo cinese – dopo gli accordi della Santa Sede sulle nomine dei vescovi, le intese commerciali sulla «Via della seta» e la visita del presidente Xi Jinping – aggiungiamo un tassello che ci racconta suor Maria Nichetti, 82 anni davvero ben portati, appena rientrata per qualche settimana in Italia da Macao. È missionaria in terra cinese dal 1965, ha studiato per divenire infermiera a Roma e a Londra, poi è stata inviata ad Hong Kong, che era colonia inglese, e dal 1991 a Macao, sotto il protettorato portoghese. Le canossiane sono in queste terre dal 1860 e da qui tante sue consorelle sono partite per le missioni nella Cina continentale. Ha sempre lavorato con gli anziani e al momento, a Villa Maddalena, le otto suore residenti – che parlano correntemente cinese e inglese – ne ospitano 85, tutte donne e per la maggior parte analfabete, che spesso sono rifiutate da altri istituti, soprattutto se ammalate di Alzheimer. Altre vivono con loro perché allontanate dalle famiglie d’origine; e molte chiedono di essere istruite e di ricevere il Battesimo.

Formichine pazienti che hanno costruito una rete di sostegno per gli «scarti» della società cinese, le canossiane si sono trovate in un contesto tranquillo sotto gli inglesi e i portoghesi, anche se la situazione della Chiesa locale non era rosea. Temevano il passaggio alla Cina, realizzato nel 1997 per Hong Kong e nel 1999 per Macao, divenute “regioni amministrative” cinesi: suor Maria, in particolare, conosceva bene il contesto perché arrivata nel pieno della Rivoluzione Culturale di Mao… In realtà le suore sono state rispettate, anche se restano sorvegliate dalla Repubblica Popolare Cinese, e oggi il governo di Macao dà anche un piccolo sussidio a Villa Maddalena.

Un segno della grande emancipazione della donna in quelle regioni è il grado di istruzione di tante ragazze, che spesso scelgono di studiare a Taiwan, meno costosa di Macao. Ma quello che suor Maria ci tiene a sottolineare è che da due anni la chief executive, diremmo il governatore di Hong Kong, è una donna, Carrie Lam 62 anni, ovviamente fedele a Pechino ma cattolica praticante, formata in una scuola canossiana, la St. Francis. Ad Hong Kong i cattolici sono circa il 3% e a Macao in percentuale anche inferiore; ma a Pasqua vi sono centinaia di battesimi e la comunità è vivace. Carrie Lam è in politica da una vita, sempre nei settori sociale e sanitario, con grande apprezzamento popolare, soprattutto dei ceti medio bassi.

Le tenaci formichine col velo e la chief executive Carrie Lam, rampante farfalla comunista di fede cattolica, che ha battuto molti candidati ricchi e potenti, potremmo dire che sono «alleate» in virtù di una fede che umanizza la politica e vede le donne in prima linea sul fronte della giustizia e dell’attenzione agli ultimi.

Giselda Adornato