148 frustrate. Oggi, nel terzo millennio, non nel Medioevo

148 frustate. Da contare una per una. Sul corpo di una donna. Oggi, nel terzo millennio, non  nel Medioevo. E una condanna al carcere lunga 38 anni.

Difficile credere che suoni così violenta la sentenza contro Nasrin Sotoudeh, avvocata iraniana da anni in campo per difendere diritti umani: in particolare quello delle donne di protestare contro l’obbligo di indossare il velo (hijab); e per la sua battaglia contro la pena di morte. E infatti commentatori diversi ridimensionano la gravità della pena, difficile da accertare nella contraddittorietà delle fonti. La condanna è comunque certa, e con Nasrin pagano due uomini che l’hanno sostenuta: il marito Reza Khandan e l’amico collega Farhad Meysami, accusati di raccolta e collusione per commettere crimini contro la sicurezza nazionale”.

Sperando che la barbarie di quelle frustate e di quella interminabile detenzione sia approssimazione, resta il dato di fatto, comunque brutale: la ferocia di un’impostazione culturale teocratica e di un regime che hanno fatto arretrare nel giro di alcuni decenni  un Paese, l’Iran – la Persia come lo si chiamava nelle cronache mondane sulle mogli dello Scià, Soraya o Farah Diba, miti da rotocalco – che ancora negli anni settanta del Novecento pareva avviato a un futuro di progressiva occidentalizzazione.

Tanti i motivi per avvertire “nostra” la vicenda di Nasrin. Per intuire una volta di più che la sfida tra l’Islam radicale e l’Occidente laico ha come posta in gioco emblematica proprio la libertà e la dignità delle donne: elemento emergente della libertà di ogni cittadino, della sua parità di fronte a una legge che lo tutela come essere umano, senza deroghe. E per i Cristiani e le Cristiane in particolare dovrebbe essere quanto mai chiaro che la differenza nella storia e nella cultura dell’Occidente laico –  paradossalmente – l’ha determinata e la determina il Vangelo, che fa i conti con un  Gesù di Nazaret capace di disarmare le mani di capi religiosi maschi armati di pietre contro le donne che trasgrediscono la legge; Gesù li induce a verificare la propria coerenza con la legge dentro le loro coscienze di maschi, che delle leggi si sentono padroni, tanto da riservare alle donne (e ai servi) sottomissione e punizione.

La più laica delle rivoluzioni, quella francese, trasmette alla cultura occidentale tre parole d’ordine cristiane che più cristiane non si può: libertà, uguaglianza, fratellanza. Parole ancora oggi motore di riscatto e di inclusione per ogni essere umano. A patto che non ci si concedano cedimenti, nelle comunità civili come in quelle religiose. Anche in questo le donne – credenti e no – sono la maggior riserva di energia per allargare lo sguardo e la sfera dei valori umani da tutelare: lo fanno non solo per sé ma per tutti, non solo per la generazione di oggi, ma per quella che loro, le donne, stanno mettendo al mondo, allevando, proiettando al domani. Tocca alle donne del terzo millennio, in un mondo che non riesce più a mettere confini invalicabili tra le culture, il coraggio di resistere e di sfidare i custodi delle leggi, ovunque, perché siano a misura dell’umano al cui benessere sono ordinate.

Paola Pessina