“Beata e all’avanguardia”

Una vita apparentemente comune, bella certamente, ma come altre, eppure…..

Ora elevata agli onori degli altari, con la beatificazione, Guadalupe Ortiz mi pare che indichi – al di là dell’appartenenza ecclesiale – ciò che, ancora oggi, significa essere “sale femminile della terra”. Una seminagione fatta dei grani del rosario e di quelli del prendersi cura, del saper perdonare, della “fantasia della carità” che diviene farsi prossimo per altre donne meno fortunate: in una parola, ciò che offre alla nostra Chiesa, uno sguardo in più che va oltre. Oltre le convinzione e le convenzioni, i tempi, le difficoltà, le tragedie personali e della storia, per continuare a cantare tutti insieme il “Magnificat” della fede.

Per questo ne scriviamo sul nostro blog. Guadalupe era nata a Madrid, il 12 dicembre del 1916.

Guadalupe Ortiz de Landázuri è stata beatificata lo scorso 18 maggio

Nel 1933 concluse gli studi superiori e si iscrisse alla Facoltà di Chimica. Solo l’8% delle donne accedeva, allora, agli studi universitari e, nella Spagna degli anni ‘30/‘40, se una ragazza voleva iscriversi  all’Università, doveva recarsi negli uffici accademici accompagnata da un genitore.

Pochi anni dopo l’inizio della carriera accademica, nel 1936, appena iniziata la sanguinosa guerra civile che fece migliaia di martiri, suo padre Manuel fu incarcerato.

Guadalupe stessa, a soli 20 anni, assistette il padre Manuel  fino a poche ore prima della sua fucilazione, accompagnandolo con la sua serenità e capacità di perdono, nella notte che precedette l’esecuzione della condanna a morte.

Anni dopo, in Messico, fece amicizia con Ernestina, la figlia di uno dei mandatari della fucilazione. Tutto ciò già testimonia di una alta spiritualità cristiana coniugata con una rara capacità di equilibrio, sviluppata in età giovanile e che la rende molto in sintonia con la modernità.

Come detto, Guadalupe si trasferisce, poi, in Messico. Nel 1941 aveva, infatti, iniziato il dottorato in Chimica conoscendo, nel 1944, tramite un amico un sacerdote, don Josemaría Escrivá, fondatore dell’Opus Dei. Per questo, come fedele laica dell’Opus Dei, intraprese l’avventura di recarsi nel Paese latino americano, nel 1950, accompagnata da altre due donne. Qui avviò una residenza universitaria e un Centro di formazione per la promozione sociale della donna nelle zone rurali del distretto federale di città del Messico.

Tornò in Europa nel 1956 anche per problemi di salute. Lavorò intensamente come docente di Chimica fino al 1975, anno della morte.

Il Papa Francesco scrive di lei: “Guadalupe Ortiz, con la gioia che sgorgava dalla sua consapevolezza di essere figlia di Dio, appresa dallo stesso san Josemaría, mise le sue numerose qualità umane e spirituali al servizio degli altri, prestando aiuto in modo speciale ad altre donne e alle loro famiglie bisognose di educazione e di sviluppo. Tutto questo lo ha compiuto senza nessun atteggiamento proselitista, ma solo con la sua preghiera e la sua testimonianza”.

Federica Colzani