Oltre il “genio femminile”

Donne salvate in mare, donne al lavoro, sulle strade, indaffarate con i loro bambini, velate o svelate,  in laboratorio, vulnerabili alla violenza.. quanti volti hanno le donne. E allora perché ridurle a uno solo? Bisognerebbe raccontarle tutte per capire che la loro invisibilità ci impoverisce. Insegnano a non aver paura della debolezza, a non illudersi di essere autosufficienti, a curare gli altri non solo per lavoro o per soldi ma quasi senza chiedersi perché, tanto è antica la loro cura. Uguali e diverse dagli uomini ma al fondo invisibili anche quando vengono ammirate. Tutte un po’ madri, anche quando non hanno figli, senza per questo credere a un’inevitabile natura femminile, o ad un immutabile destino. E allora perché questo silenzio, la fatica di dire le ingiuste disuguaglianze, l’accettazione della violenza come iscritta nell’ordine delle cose, nelle case come in guerra, il paternalismo concesso distrattamente, l’imbarazzo anche nella Chiesa che circonda le loro richieste?

Raccontare le storie e la Storia dal loro punto di vista significa far emergere una politica al servizio dell’umano, cioè della vita e della felicità delle persone. In un mondo interdipendente, benessere e sicurezza vanno cercati nella cooperazione, vivendo insieme in pace. Tutto quello che minaccia la solidarietà, cioè una logica di supremazia, esaltazione della nazione, disprezzo delle minoranze, discriminazione, totalitarismo della propaganda, manipolazione delle paure, invece, è una minaccia a ognuno di noi. Abbiamo bisogno gli uni degli altri, l’uno dell’altra, anziani e giovani, uomini e donne, italiani e stranieri.

E’ interessante notare come molte donne abbiano chiara questa visione etica della vita sociale e politica e come vanno al cuore dei problemi quando si tratta di decidere sulle politiche di soccorso ai profughi o di sostegno alla famiglia: per loro al centro c’è una decisione per la vita, quasi mai ideologica. Mostrano un grande realismo e una resistenza dello spirito.

Oggi, varie reti raccolgono questo desiderio e questo impegno. Ad esempio, le donne che, con l’inserto dell’Osservatore Romano, “Donne Chiesa Mondo”, danno spazio al pensiero femminile senza retorica; o il movimento “Se non ora quando”. Non cadono nelle trappole del “genio femminile”, anzi lo denunciano, quando non è inteso come specificità e positiva differenza, ma per confermarle in un ruolo deciso da altri. Anche Magnificat vuole unire a questo impegno la sua voce.

Milena Santerini

One Comment

  1. Ornella

    Pensieri, riflessioni e domande che scuotono le sensibilità femminili.

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