Autorizzate a pensare e a sognare

Autorizzati a pensare, anzi – nel nostro caso –  vorremo dire di più: obbligati(e) a pensare. Ma a cosa?

Se il “Discorso alla Città” dell’Arcivescovo di Milano (non a caso accolto da un lunghissimo applauso per nulla previsto né scontato) è stato, appunto, intitolato “Autorizzati a pensare”, i successivi interventi e omelie di Delpini hanno disegnato quella che si potrebbe definire una “road map” programmatica della possibile – e auspicabile – presenza della Chiesa di Milano nella società ambrosiana e, nel suo più ampio complesso, anche italiana.

Da qui – solo per fare qualche breve accenno – il richiamo a una Chiesa «che non fa politica, ma sente di avere qualcosa da dire», pronunciato il primo giorno dell’anno in Duomo, o la metafora, proposta a qualche centinaio di liceali, del paese chiamato Pollaio «dove c’è gente che vive bene e tranquilla, che ha da mangiare perfino cibi esotici, ma che trascorre giornate tutte uguali». Il paese, ma potremmo anche chiamarla la città mercato «in cui non ci sono veri e propri cittadini, ma gente un po’ schiava». Una favola che, evidente, favola non è, perché le vie di Pollaio le conosciamo tutti molto bene.

Senza dimenticare l’appello a una sinergia capace di realizzare reti di impegno virtuoso (e, si spera, di intervento concreto) tra Chiesa, Istituzioni, articolazioni ecclesiali e civili, auspicato, in primis, per la metropoli. Qualcuno l’ha già definito una sorta di “Sinodo laico”…, ma poco importa il nome. È fondamentale, invece, che le forze vive, attente a essere, oggi come 2000 anni fa, sale della terra e luce del mondo, non vadano disperse e si sentano obbligate a pensare di fronte ai drammi che noi stessi abbiamo contribuito a creare, alle urla sguaiate della politica trionfante, alla triste rassegnazione di chi non ha più nemmeno la voce, allo sguardo che non vuole vedere i morti in mare con la cartella della scuola. Gli occhi delle donne vedono, spesso, prima e più lontano degli uomini (basti pensare agli ultimi istanti di vita del Signore in croce e alla mattina della sua risurrezione): per istinto, per amore, per quel senso di protezione e di cura che abbiamo iscritto nel nostro DNA. Il pensiero, passa anche dal non distogliere lo sguardo. In questo credo, crediamo, fermamente e proprio per questo abbiamo qualcosa da dire e da dare e siamo qui a pensare e a volerne parlare. La bellezza che salverà il mondo è anche quella della carità di non mentire, prima che ogni altro, a noi stessi.

Annamaria Braccini

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