Angeli e demoni: ma non è un romanzo di Dan Brown

I fatti che stanno emergendo dall’inchiesta di Bibbiano, al di là della loro rilevanza penalistica che è ancora tutta da provare, sono di una gravità tanto più sconvolgente in quanto riguardano due delle categorie di persone tra quelle oggi considerate più vulnerabili: i minori e le famiglie in difficoltà. Se provati, come possono essere stati commessi tanti e tali errori (e, ripetiamo, al momento non parliamo di condotte penalmente rilevanti), in una realtà tra l’altro relativamente circoscritta dal punto di vista territoriale? Il problema è ben complesso e coinvolge due piani: quello del diritto e quello delle persone.

Sotto il primo profilo, c’è da dire che lo scopo di un allontanamento è quello di tutelare i diritti dei minorenni e recuperare,  ove  possibile,  con  il  sostegno  dei  servizi  sociali  e  sanitari, la piena responsabilità   genitoriale.   Questo   evento   può   essere   disposto   esclusivamente   dall’autorità giudiziaria  ed  è  il  risultato  di  un percorso  di  valutazione,  multidisciplinare  e  collegiale sulle condizioni di rischio nelle quali vive il minore: viene quindi adottato solo ed esclusivamente nell’ottica di garantire lui e il suo benessere, all’esito di una perizia cui partecipa anche l’assistente sociale con le proprie competenze specifiche. Esso può essere adottato solo qualora il genitore non sia in grado di rispondere ai bisogni di crescita, non solo fisica, del proprio figlio o lo sottoponga a maltrattamenti o metta a rischio la sua vita. In questi casi i servizi sociali hanno il compito di far capire ai genitori i bisogni del minore e di lavorare insieme a loro per migliorare la situazione, educandoli affinché il bambino possa crescere in un ambiente sano e rispondente alle sue necessità. Se ciò non risulta possibile il genitore viene allontanato con tutte le cautele del caso dopo un’opportuna  e  approfondita  indagine  psicologica  e  sociale  nell’interesse  della  persona  di  età minore, dei suoi genitori e della famiglia allargata. La legge prevede che l’allontanamento abbia una durata massima di 24 mesi, che però poi possono essere prorogati a seconda dei casi.

In tutto questo, ampia (forse eccessiva) è la discrezionalità degli operatori nel valutare il caso concreto e qui entrano in gioco fattori personali molto delicati quali la competenza, il buon senso ed anche – e soprattutto ovviamente – l’onestà. Se quanti lavorano in questo settore fossero “perfetti” da ogni punto di vista probabilmente anzi sicuramente non ci sarebbero problemi. Le persone, però, non sono perfette per definizione, possono commettere errori, anche involontariamente, causando mali peggiori di quelli cui cercano di rimediare.

Allora deve intervenire il diritto con strumenti più opportuni ed adeguati. Quali? Partirei da un più efficace e ponderato sistema di selezione degli operatori e di controllo del loro operato. Sarebbe solo un (buon) punto di partenza ma comunque indispensabile. La famiglia è la prima cellula della società e va salvaguardata il più possibile, rendendola un posto idoneo, quando necessario, ad un corretto   sviluppo   del   minore.   Solo   come   estrema   ratio   e   quando   ricorrano   circostanze potenzialmente  pregiudizievoli  il  minore  può  e  deve  essere  allontanato  dal  proprio  nucleo  di origine.

Anna Sammassimo

 

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